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PROGRAMMA ANNO 2018

                                            

 

Si presentano  le attività previste per il Programma relativo  all’anno 2018 ,

della Commissione Pari Opportunità.

 

17 maggio – Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia

Il 17 maggiosi celebra in tutto il mondo , la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, istituita nel 2007 dall’Unione Europea per condannare le discriminazioni che subiscono le persone sulla base del loro orientamento sessuale.
La data scelta vuole ricordare quella del 17 maggio 1990, data in cui in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. In un mondo in cui l’orientamento sessuale è ancora motivo di atteggiamenti di odio e discriminazione, è sempre più importante essere in grado di prendere una posizione per la difesa del diritto, per tutti, di amare.
La Commissione ripropone,  in collaborazione con l’Associazione Stella Polare , la
Biblioteca vivente, che si terrà in piazza Maggiore in data 20 maggio 2018.La Biblioteca Vivente è nata come esperienza di dialogo interculturale per poter conoscere realtà di vita diverse dalla propria. Consente di sperimentare sulla propria pelle il superamento del pregiudizio nei confronti del “diverso da sé”, contribuendo a creare una cultura più aperta e disponibile al dialogo, che non discrimini le persone in base alla loro origine etnica, alla religione, alle convinzioni personali, al genere, all’orientamento sessuale, all’età o alla condizione di disabilità.
Una Human Library funziona come qualsiasi biblioteca: ci sono i libri da prendere in prestito, il catalogo dei titoli disponibili, i bibliotecari e una sala lettura con sedie e tavoli per la consultazione, e infine lettori e lettrici. I libri sono però persone in carne ed ossa che si assegnano un titolo a partire da un aspetto della propria identità, che spesso le porta a subire pregiudizi e discriminazioni. Ogni lettore può prenotare un libro a scelta dal catalogo per una conversazione di circa mezz’ora, durante la quale i libri raccontano la propria esperienza di vita rispondendo alle domande poste dai lettori. L’idea è nata nel 2000, lanciata dall’Associazione danese “Stop alla Violenza” e ripresa dal Consiglio d’Europa durante la campagna “Tutti uguali e tutti diversi” contro le discriminazioni.
“La Biblioteca Vivente è un nuovo modo di vivere i libri. Ma soprattutto è un metodo innovativo, semplice e concreto per promuovere il dialogo, ridurre i pregiudizi, rompere gli stereotipi e favorire la comprensione tra persone di diversa età, sesso, stili di vita e background culturale”.
L’iniziativa ha avuto un enorme successo, e dal 2003 è stata riconosciuta dal Consiglio d’Europa come buona prassi, e come tale incoraggiata. Da allora è stata esportata in tutto il mondo con grande successo.
Un libro nella Biblioteca Vivente è una persona, disposta a “far girare le pagine della propria vita”, a narrare la sua esperienza di vita vissuta, a condividere, disposta a rispondere alle domande del lettore-pubblico. La Biblioteca Vivente si presenta come una vera biblioteca, con i bibliotecari e un catalogo di titoli da cui scegliere, la differenza sta nel fatto che per leggere i libri non bisogna sfogliare le pagine ma… “parlarci”, perché i libri sono persone in carne ed ossa! Questi “libri viventi” vengono “presi in prestito” per la conversazione: ogni lettore sceglie il suo libro.
Gli obiettivi di questa iniziativa sono:
- informare e sensibilizzare sulle tematiche connesse alle identità multiple, agli stereotipi e pregiudizi, alle discriminazioni;
- educare alla realtà interculturale, promuovendo una convivenza basata sulla conoscenza ed il rispetto delle diversità;
- presentare e far vivere la diversità come un valore aggiunto e un arricchimento della comunità locale”.
La Biblioteca Vivente offre ai lettori l’opportunità di entrare in contatto con persone con cui difficilmente avrebbero occasione di confrontarsi. L’incontro rende concreta ed unica la persona che si ha davanti, che smette quindi di essere percepita come rappresentante di una categoria sulla base di una generalizzazione, ma viene riconosciuta nella sua unicità, una persona che non rappresenta nessuno se non la propria esperienza e storia.

                   19 maggio  -  Collaborazione per il sostegno e la promozione di uno degli appuntamenti di approfondimento della maratona di lettura dedicata a Michela Murgia. Prendendo spunto dal libro "L'ho uccisa perché l'amavo. Falso" sarà proposta una conferenza sulla situazione in provincia di Belluno dei reati contro le donne.                                    Intervento della dott.ssa Quaglia.

          22 maggio – Quarantennale della  legge 194.

La "Legge22 maggio 1978, n.194 - Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza", meglio nota come Legge 194, è la legge in vigore in Italia che ha decriminalizzato e disciplinato le modalità di accesso all'interruzione volontaria della gravidanza.

Presentazione del libro e inaugurazione della mostra:
Femministe”. Una storia di oggidi Antonella Selva

Una selezione di 18 tavole illustrate tratte dal romanzo a fumetti di Antonella Selva, una storia di oggi basata su una storia vera.

Le tre protagoniste, diverse per cultura, età, provenienza e classe, sperimentano nell’incontro con l’altra l’effetto straniante dell’impatto con modelli differenti di protagonismo femminile.
Irma ha quasi 60 anni, un passato di lotte di piazza e un impiego da insegnante in un istituto superiore di Bologna.
Hayat ha 30 anni, viene da un piccolo paese del Marocco e cerca un lavoro per sostenere la famiglia.
Afkar ne ha 17 ed è nata in Italia da una famiglia marocchina.
Le loro tre storie si intrecciano, si equivocano, si scontrano, e, forse, le aiuteranno a capirsi.

 Antonella Selva, nata a Bologna nel 1960, è stata consigliera comunale dal 1992 al 1999. Da anni si occupa di progetti di sviluppo in Marocco e di integrazione interculturale in Italia con l’associazione italo-marocchina Sopra i Ponti. All’attivo ha due pubblicazioni collettive con il gruppo Expris Comics dove usa il fumetto per raccontare storie di migrazioni e di viaggio.

             25 novembre - Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: perché la data del 25 novembre  

  Il 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, non è una data a caso. E' il ricordo di un brutale assassinio, avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana, ai tempi del dittatore Trujillo. Tre sorelle, di cognome Mirabal, considerate rivoluzionarie, furono torturate, massacrate, strangolate. Buttando i loro corpi in un burrone venne simulato un incidente. Non sempre, non ovunque, le cose sono cambiate da quel giorno: basti pensare alle bambine dell'India che quasi ogni giorno vengono stuprate e uccise, ma anche a casa nostra, dove la violenza contro le donne è spesso nascosta in ambito domestico. 

La Giornata è stata istituita dall'Onu con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999.

La matrice della violenza contro le donne può essere rintracciata ancor oggi nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne. E la stessa Dichiarazione adottata dall'Assemblea Generale Onu parla di violenza contro le donne come di "uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini". 

Quest’anno  in collaborazione con L'associazione Belluno-DONNA,  la Commissione ha programmato al teatro de la Sena un evento  con il gruppo de Les Magots dove si alterneranno canzoni dagli anni 20 agli anni 50 con brevi letture di notizie storiche, aneddoti, lettere con l'intento di raccontare quale fosse la vita delle donne nel periodo in cui queste canzoni venivano proposte.

 

In occasione di questa importante Giornata , saranno previste delle letture a tema.

 

          1 Dicembre – Giornata Mondiale contro l'AIDS

 

La Giornata mondiale contro l'AIDSè il 1º dicembre di ogni anno, dedicata ad accrescere la coscienza dell'epidemia mondiale di AIDS causata dal virus HIV. Il fiocco rosso, Red Ribbon è il simbolo internazionale della lotta contro il virus e della solidarietà alle persone che vivono con l'HIV.

 

Molte sono le nuove  collaborazioni che la Commissione anche quest’anno è riuscita a creare con Associazioni,  Enti e persone e da queste collaborazioni si è deciso di rafforzare sempre di più la rete per le Pari opportunità, consolidando la partecipazione e creando nuove sinergie che hanno portato a varie proposte con data da destinarsi anche in una programmazione pluriennale.

1 -  Promozione sul territorio feltrino del Registro Dat in collaborazione con la Provincia Di  Belluno

La recente legge sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento descrivono in modo chiaro i diritti del cittadino sia sull'essere informato, o meno, rispetto alla propria condizione clinica (diagnosi ,prognosi, prospettive terapeutiche con pro e contro delle diverse opzioni) che sulla possibilità di scegliere di accettare o meno gli interventi proposti siano essi a scopo diagnostico o terapeutico. 

In particolare la legge parla della "pianificazione condivisa delle cure" come lo strumento ideale per coloro che si trovano in una condizione clinica progressiva e cronica e, per la prima volta, ammette le "disposizioni anticipate di trattamento" , per permettere al cittadino di esplicitare quali interventi vorrebbe o meno gli fossero fatti se un giorno si trovasse nell'impossibilità di esprimere la propria volontà. In questo contesto, per la prima volta, viene chiarito che la nutrizione e l’idratazione artificiali sono a tutti gli effetti dei trattamenti sanitari. La legge  dà inoltre la possibilità di nominare un fiduciario come intermediario con i medici per il rispetto delle proprie volontà. 

Attualmente solo il comune di residenza può accogliere in apposito registro le dat. In futuro dovranno essere riposte in  un registro nazionale che dia la possibilità di registrare le proprie dat all'interno del Fascicolo Elettronico. 

Il Comune dovrà raccogliere in busta chiusa le disposizioni del cittadino senza entrare nel merito di quanto è dichiarato. 

Essendo tuttavia le dat una dichiarazione molto delicata, che mette la persona in una situazione particolare, ovvero pensare ad una condizione futura, non attuale, di malattia, è tutta doveroso che le amministrazioni offrano tutte le informazioni necessarie al cittadino per sottoscrivere delle volontà coerenti e consapevoli. L'informazione, la formazione dei sanitari, la condivisione di indicazioni uniformi su cosa si può o meno chiedere al medico e su come farlo, aiuteranno il cittadino ad esprimere la propria libertà in merito alla propria salute e al proprio concetto di qualità della vita. 

2  -  Ottobre per il mese della salute, proponiamo una conferenza in collaborazione con  Kairos Donna che  è un’associazione nata nel 2015 e, a differenza di molte altre che basano la loro attività su volontari con livelli minimi di formazione, è costituita da professionisti con certificata esperienza nel campo della perinatalità.  L’associazione, oltre a proporre spazi di ascolto e cura alle persone, è impegnata anche nel proporre una cultura e una trasmissione di sapere che possa essere utile sul versante interno della qualità di lavoro esperita e su quello esterno del fornire un aiuto giusto al momento giusto, sensibilizzando anche la popolazione generale su queste tematiche difficili da raccontare e ascoltare per i motivi sopracitati.

Premessa:

La maternità è certamente uno degli eventi maggiormente sconvolgenti per la donna, la coppia e la famiglia che da essa viene a costituirsi.
Essa può facilmente assumere una connotazione positiva di cui non è difficile parlare e a cui tutti vorremmo sempre riferirci; ma può anche assumere una connotazione negativa con sentimenti di profonda tristezza, ansia, solitudine, inadeguatezza, colpa e vergogna; non solo a livello individuale ma anche in ambito familiare e sociale dove tendenzialmente vengono negati.

La gravidanza ed il puerperio sono di fatto l’evento più complesso dell’esperienza umana anche perché ingaggiano la persona nel confronto con una nuova vita con tutti i timori, i ricordi, i dubbi e le speranze che si ri-attivano nei futuri genitori.
Identificare madri e bambini a rischio, durante la gravidanza e il periodo post-parto, periodo che attualmente viene esteso fino all’età di un anno dopo la nascita per la possibile comparsa di disturbi clinicamente significativi, offre perciò l’opportunità di attivare una serie di interventi di sostegno e aiuto per la prevenzione di disturbi psichici della madre e le possibili conseguenze negative sullo sviluppo, il comportamento e la salute del bambino e la relazione che essi hanno iniziato a stabilire già durante la gravidanza.

Nei Paesi occidentali la frequenza di depressione tra le donne non gravide è pari a circa l’8%, doppia rispetto a quella degli uomini, con una prevalenza ancora più elevata durante gli ultimi sei mesi della gravidanza (12%) e l’anno che segue il termine della gravidanza (13%). In generale, il post- partum costituisce il periodo più a rischio per disordini mentali nella vita delle donne e in una società sempre più multiculturale va tenuto presente che le donne straniere sono una popolazione ancora più a rischio per il vissuto inevitabile di un maggior isolamento rispetto al loro luogo e alla loro cultura d’origine.

E’ in questo periodo se non ancora prima, durante la gravidanza, che le future madri iniziano a presentarsi presso gli uffici competenti e gli asili nido per riuscire a trovare un modo possibile di organizzare la vita familiare e lavorativa.

Analisi del contesto, motivazioni generali e proposta:

La nostra esperienza nel campo della prevenzione precoce di possibili disagi emotivi in gravidanza e post partum ci ha reso consapevoli dell’importanza già nei primi mesi di vita e durante la gravidanza di occuparsi e pre-occuparsi del benessere della donna e della coppia madre bambino.
Già a partire dal 2009 con l’attivazione di un ambulatorio dedicato alle neo mamme, nella fattispecie, un Servizio di consulenza e consultazione sia psichiatrica che psicologica presso l’Ospedale di Camposampiero chiamato “Mamme senza Depressione”, da subito si è compresa l’importanza di un’attività di screening di base sulla popolazione di puerpere che afferiva al reparto di ostetricia per intercettare disagi, anche non clinicamente significativi, ma che ai nostri occhi incidevano in modo importante sulla vita di queste donne, soprattutto nel vissuto di maternità che portavano con sé e le difficoltà di relazionarsi con sufficiente serenità ai loro figli appena nati. Riteniamo che un disturbo del sonno, o dell’alimentazione, o dell’evacuazione, ad esempio, siano segnali che vanno tenuti in considerazione non già per creare allarmismi ma per contestualizzare delle difficoltà e pensare che queste possono rimandare a difficoltà di tipo relazionale. Nei mesi successivi e con il crescere del bambino potremmo trovarci ad osservare alcuni quadri clinici quali: ritardo dello sviluppo motorio o di linguaggio; non solo sul versante di un deficit o comunque di una mancanza ma anche su quello di un’aumento, di qualcosa che risulta eccessivo proprio per non lasciare spazio a momenti di attesa e vuoto che generano angoscia.

Nel caso di depressioni materne consistenti si può assistere a diverse conseguenze sui figli: difficoltà emotive e comportamentali come appunto bambini in cui prevale l’inibizione e il ritiro, difficoltà di socializzazione con adulti e pari e difficoltà precoci di autoregolazione.
La depressione non trattata e non riconosciuta, infatti, incide profondamente sul comportamento delle madri limitandone sia l’espressione dell’affettività che l’adeguata lettura dei segnali comportamentali dei bambini e la conseguente risposta.

Queste donne possono non essere in grado di interagire in modo adeguato e sintonico con i loro figli perché non riescono a tener conto del loro stato emozionale interno in un “clima materno” che potremmo descrivere come distratto e non vitale.

Obiettivi e destinatari del punto di ascolto

Il Punto di ascolto di Kairos Donna si organizzerà in modo da offrire un ascolto di tipo psicologico al fine aiutare le donne in gravidanza, le neo mamme e/o le coppie in difficoltà rispetto all'evento nascita, in un’ottica preventivo-educativa ed eventualmente proporranno l’invio a professionisti e/o Servizi dove iniziare percorsi terapeutici dedicati.

Le neo mamme affrontano infatti una fase delicata della loro vita e possono vivere momenti di disagio o difficoltà, fino a una  sofferenza psicologica che, se trascurata, può portare ad un vero disturbo clinico (depressione post partum, psicosi), a problematiche evolutive per il bambino (disturbi dell’attaccamento, disturbi del sonno, dell’ alimentazione, ecc.) ad un malessere per tutta la famiglia (crisi di coppia, separazioni, depressioni dei papà) e talvolta può arrivare ad esprimersi con gesti drammatici di cui parla la cronaca.

Il progetto in senso più ampio è rivolto a tutte le donne che si trovano ad attraversare momenti critici della loro vita, come l’adolescenza, la ricerca di un figlio, un’interruzione di gravidanza o la menopausa, accogliendo anche i familiari, direttamente o indirettamente coinvolti con tali problematiche e rimanendo sempre collegati alla rete dei Servizi pubblici e privati che se ne occupano.

L’associazione si propone inoltre come punto di incontro per altre associazioni impegnate su tematiche inerenti, per lavorare in un’ottica di rete.

Il punto di ascolto, modalità di accesso

Presso il punto di ascolto saranno operativi professionisti che garantiranno un’attività di consulenza psicologica individuale e di coppia gratuita.

La consultazione permetterà di valutare il tipo di risposta da offrire: dalla semplice accoglienza del bisogno e ascolto, all’invio ad altri Servizi, alla proposta di partecipazione a progetti di Kairos Donna specifici per quel tipo di problema. 

 Si prevede infatti di affiancare nel tempo alcune attività gruppali o corsi:

- attività di gruppo per le neo mamme

- corso “Mamma aiuta mamma”: formazione specifica rivolta a donne al fine di supportare le neo mamme nel periodo della gravidanza e del post-partum.

 

3  – Incontro con Giovanna Toniolo autrice del Libro “Percorsi”

Un’esperienza letteraria, quella di Giovanna, definita dal primario Semenzin «non una catarsi, ma un’opera d’arte, e insieme un libro obbligatorio per chi si occupa di salute mentale». Di autobiografico, c’è tutto e niente: l’autrice che ha ammesso di aver «recuperato il mio posto e il mio tempo, dopo anni di malattia, mesi di comunità, approccio psicologici e psichiatrici diversificati, terapia farmacologica pesante», ha traslato la sua esperienza su quattro storie diverse, con la «visione grandangolare dell’osservazione.

Sala d'attesa di uno studio medico. Sguardi che vagano, bocche chiuse e parole che non escono perché non ci sono i giusti interlocutori. I pensieri, invece, quelli sono come saette, guizzano e scattano, lasciandosi intravedere dietro lo schermo degli occhi, che sono e resteranno sempre semitrasparenti. Solo una penna traccia i contorni di quei pensieri, di quegli occhi, di quelle storie. Forse sono vere, forse no, di sicuro non ha la minima importanza. Sono storie e vale la pena raccontarle. C'è la donna che odia il cibo, c'è il ragazzo che combatte un mostro invisibile, c'è il primo attacco di panico in una vita troppo ordinata, c'è la paura, c'è la solitudine di chi si trova in mezzo ad un mondo intero che non vede, non sente e non parla, quale che sia la forza con cui si può urlare. Il contrasto affascinante che si genera in queste pagine viene proprio da questo. La voce di Giovanna Toniolo sembra sempre calma, lieve, malinconica, ma ciò che racconta è tutto l'opposto. Nel procedere silenzioso di anime che sembrano perdute, c'è proprio la forza di un urlo.

ll male di vivere non lo ha incontrato spesso, Giovanna Toniolo, ma lo ha condiviso dal buio di un hangar sigillato da “un Io a tutto tondo”, per quattordici anni; combattendo contro un disturbo del comportamento alimentare, l’anoressia, che l’ha costretta a riflettersi a tutti gli specchi dell’autolesionismo.

4 – ILGIOCO DEL RISPETTO : proposta di sensibilizzazione per le scuole.

 PROGETTO: Proporre  all’interno delle scuole dell’infanzia l’insegnamento della parità di genere e del rispetto attraverso il gioco.

SCOPO:mettere le basi per lo sviluppo di una coscienza critica sulle dinamiche maschio-femmina già dai primi anni di relazioni sociali dei bimbi, con l’intento di aiutarli, col tempo, a distinguere  gli eventuali comportamenti devianti dei compagni e degli adulti di riferimento.

SOGGETTI INTERESSATI: bambini e maestre di scuole materne statali e private.

PROPOSTA DI SVILUPPO:  Organizzare la formazione e acquistare il kit didattico del Gioco del rispetto ideato dall'Associazione culturale Laby di Trieste.

Il Gioco del rispetto nasce come progetto destinato alle scuole dell’infanzia, in accordo con le indicazioni espresse dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (nota comeConvenzione di Istanbul), ratificata dal Parlamento italiano, e da numerose altrenormative nazionali ed europee chechiedono di lavorare nelle scuole di ogni ordine e grado sui ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere.

COME FUNZIONA
La school edition parte innanzitutto con un percorso di formazione per insegnanti della scuola dell’infanzia, a cui viene poi consegnato un kit di strumenti pratici e didattici con cui far giocare bambini e bambine senza stereotipi di genere.

Contenuti:
– Linee guida per le/gli insegnanti, che comprendono una parte teorica, una parte con le indicazioni su come utilizzare il kit e strumenti propedeutici per l’analisi del contesto
– La storia di Red & Blue, per immaginare rapporti solidali tra generi, in cui ognuno è libero di seguire il proprio talento.
12 tavole illustrate che permettono la lettura e contemporaneamente la visualizzazione delle figure, da parte di bambini e bambine. Due amici, un maschio e una femmina, affrontano un cammino avventuroso aiutandosi a vicenda, al di là degli stereotipi.
– Le memo tessere dei mestieri, per imparare che uomini e donne hanno pari opportunità di fare le stesse cose, anche se sono diversi tra loro.
Un gioco di memoria visiva che abbina 20 coppie di maschi e femmine che svolgono lo stesso mestiere
– 8 proposte di giocoche si strutturano in esperienze, gioco simbolico e di ruolo, narrazione, tutte attività che normalmente si svolgono alla scuola dell’infanzia.

Il Gioco del rispetto per le scuole prevede sempre un breve percorso formativo per insegnanti, in modo da condividere premesse e metodo di lavoro.

Prevedere la possibilità di creare una rete con le scuole dell’infanzia dei comuni limitrofi al fine di estendere la diffusione nel territorio.

TEMPI:Vista la complessità di organizzazione (coinvolgimento delle scuole, dirigenti, insegnanti, associazione Laby ed eventualmente degli altri comuni) e considerata la necessità di creare una sorta di continuità ,  il progetto sarebbe da iniziare quanto prima, svilupparlo e dargli continuità nel tempo. 

5  -  Una collaborazione tra la Commissione Pari Opportunità del Comune di Feltre e l'associazione Jabar per organizzare iniziative dentro e fuori la Casa circondariale di Baldenich, incentrate alla sensibilizzazione sui temi della marginalità sociale e volti a stimolare un percorso di integrazione e di reciproca condivisione. 

L’associazione Jabar, da 4 anni tiene  un corso di informatica settimanale e da quasi un anno  un percorso di lettura e condivisione nella sezione maschile assieme all'associazione Il Tralcio.

Il 28 marzo hanno  indetto la prima riunione di un coordinamento tra associazioni attive o sensibili ai temi del carcere, nella quale la Cpo darà la propria collaborazione, in particolare nel percorso che stanno iniziando  nella sezione transessuali (una decina le ospiti).

6 -  STORIE DI RESISTENZE FEMMINILI -   VENTO FORTE– In collaborazione con Anpi sezione di Feltre  e Amministrazione Comunale

“Vento forte. Storie di resistenze femminili”, tre appuntamenti, due film e uno spettacolo teatrale,  per ricordare la resistenza vissuta da parte delle donne. «Perché le donne hanno partecipato alla resistenza? Per essere libere,  le donne partigiane compiono un percorso di emancipazione individuale, che le porta oltre i ruoli di madre e di donna di casa, con la delusione però, a guerra finita, di dover lottare in difesa delle posizioni acquisite». Per le donne insomma la resistenza non termina con la guerra, ma prosegue nella lotta per ottenere il riconoscimento del proprio ruolo nella società. «Il femminismo nasce con la resistenza» dice infatti una delle partigiane intervistate nel film “Libere” di Rossella Schillaci , primo appuntamento della rassegna,  che proseguirà  poi con “La forza  delle Donne” , un film dedicato alla resistenza femminile di ieri e di oggi, con interviste a donne impegnate in scenari di guerra in medio oriente.

La forza delle donne di Laura Aprati e Marco Bova (Italia, 2017): Un viaggio nel Medioriente di oggi, dal Libano al Kurdistan iracheno fino a Mosul, assediata dall'Isis, per raccontare il ruolo delle donne e la diversità di genere in conflitti e migrazioni, attraverso lo sguardo delle protagoniste.
Documentario selezionato ai Nastri d’Argento 2018  tra le Segnalazioni speciali - per l'attualità e il giornalismo.

Il  terzo evento proposto è lo spettacolo teatrale di Aida Talliente “Sospiro d’anima”, dedicato a Rosa Cantoni, una delle protagoniste della resistenza friulana.

Rosa Cantoni, Rosina per chi l’ha amata, “Giulia” come protagonista della Resistenza friulana. Una vita straordinaria vissuta con forza, coraggio e amore: per la vita, per il mondo, per le future generazioni.

La presidente  

Flavia Monego